EFFICIENZA AMMINISTRATIVA
POSTI VACANTI, LIBERI DA CHI SI APPRESTA
AD ANDARE IN PENSIONE
ANNI
DI CONTRIBUTI E DI PENSIONAMENTO
DA
RIVISITARE O RISTABILIRE
Nell’ articolo pubblicato in precedenza
ho avuto modo di citare alcuni piccoli aspetti riguardanti
l’ immigrazione e tutti i
procedimenti che riguardano la burocrazia, quindi i documenti che devono poter
avere a disposizione gli immigrati per poter stare nel Paese in cui sono
sbarcati, e per poter avere una possibilità in più di poter creare qualcosa nel
loro Paese di origine.
In riferimento alla burocrazia
italiana e ai lunghi tempi d’ attesa per ricevere un documento richiesto molte
volte dipeso dai procedimenti, altre volte dipeso dalla gente che riveste il ruolo
assegnato, che per diverse, forse, motivazioni portano alle lunghe i tempi di
consegna anche se impegnati in altre situazioni o vicende che potrebbero
richiedere più tempo, ma non efficienti nei termini previsti per il ruolo
assegnato. Da qui subentrano le motivazioni dei datori di lavoro di poter
inserire la persona resa disponibile per il ruolo da svolgere, anche se spesso
in prova per quei giorni dettati dalla legge, che determina l‘ assegnazione del
posto vacante, e valutazione della mansione che si presta a svolgere anche solo
con un classico contratto di lavoro a tempo determinato o con altre tipologie
di contratto, che fanno leva da un lato al beneficio dell’ azienda e dall’
altro ad un vincolo totale con il probabile e futuro dipendente, che avrà modo
in quest’ arco di tempo di dimostrare le sue caratteristiche personali mediante
la mansione che gli sarà affidata.
Abbiamo avuto modo di poter essere
informati di volta in volta dai mezzi di comunicazione per le nuove leggi
entrate in vigore esposte anche dal Ministro del Lavoro per i diversi
rapporti di lavoro, che sono stati stipulati e concretizzati, e molti dei quali
sono andati a buon fine, altri, invece hanno riscontrato dei dubbi, delle perplessità
che hanno portato o ad un ci risentiamo a presto o ad un netto troncamento
della mansione che si stava svolgendo, quindi ad un immediato o prestabilito
licenziamento, che il più delle volte motivato da delle giuste considerazioni, invece, altre volte non sono delle valide motivazioni, e da lì scatta la presa
di posizione da parte del dipendente di chiedere i propri diritti e sollecitare
l’ azienda ad un ricompensamento per tutta la durata del lavoro, che dipende
sempre dal presunto dipendente licenziato il voler ritornare a ricoprire il
ruolo impiegato in precedenza. Con i diversi rapporti di lavoro l‘ azienda
versa i contributi del proprio dipendente presso l’ ente di previdenza sociale,
che eroga al termine degli anni di servizio del dipendente la pensione sociale.
Tale pensione nel tempo è stata
rivista diverse volte e modificata, soprattutto per gli anni di servizio
imposti, l’ ulteriore rivisita è stata con l’ entrata in vigore nel Gennaio 2017 di una età
minima di 66/65 anni avendo maturato 20 anni di contributi versati, però
facendo una considerazione degli anni imposti non è del tutto idoneo tale età
considerando il fatto che per avere una pensione sociale soddisfacente per
vivere è opportuno aver versato almeno 35 anni di contributi, che equivalgono
agli stessi anni di servizio, e, quindi dovrebbe essere più opportuno stabilire
in base agli anni di servizio maturati questo tipo di opportunità per andare in
pensione, e dare delle agevolazioni per coloro che non sono arrivati ha
compiere gli anni a causa dell’ anzianità arrivata, e magari poter stabile con
questi dipendenti una alternativa soddisfacente, che gli permetta di arrivare
ad ultimare gli anni per ricevere una adeguata pensione di vecchiaia e fornire
così una possibilità per coloro che si avvicinano per la prima volta ad un
impiego o la possibilità di avvicinarsi ad una nuova mansione o ad un ruolo che
sostituirebbe la persona che andrà in pensione.
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